Sulla trasparenza

Viviamo nella società della trasparenza (Han, 2014)1. Nell’epoca della crisi dei valori, o meglio nell’epoca del loro confluire nell’alveo dell’utile, la trasparenza sembra rappresentare un valore forte nel produrre legame sociale. Ma, in che senso la trasparenza può definirsi un valore socialmente condiviso? Prendiamo in esame il mondo degli oggetti. Perchè oggi un oggetto venga venduto occorre farne apprezzare al potenziale acquirente le qualità, adottando strategie di marketing che facciano presa su consumatori che operano le loro ricerche di prodotti non più vagando per la città e guardando vetrine (o almeno, non solo), ma navigando nella rete e consultando i tanti giudizi espressi su quel prodotto da parte di chi lo ha già acquistato. Cercano quindi nel virtuale quelle opinioni, valutazioni che li facciano propendere o meno all’acquisto. In risposta a questa presunta democratizzazione del mercato, dove il potere del consumatore pare essere aumentato, le aziende mettono in campo figure nuove di lavoratori: gli influencer marketing, persone selezionate in rete che, nel loro profilo social, racchiudono le caratteristiche del consumatore professionale. Questi influencer hanno esattamente lo scopo di supportare i prodotti facendosi testimoni diretti delle qualità dei prodotti che suggeriscono al consumatore on line. Costoro diventano, attraverso la loro parola sui social e la loro immagine, garanti della qualità di un prodotto trasmettendo contemporaneamente la fiducia che essi hanno nel marchio di cui si fanno promotori. Quello che viene omesso da questi lavoratori del web è che molto spesso, se non sempre, la qualità del prodotto non è verificabile direttamente dal consumatore se non dopo averlo acquistato e utilizzato per un tempo non sempre circoscritto alla possibilità di restituire il prodotto perchè non soddisfacente. Questo processo, che restringe il tempo della scelta attraverso la fiducia incondizionata che si ripone su una scelta fatta da altri (gli influencer), fa leva esattamente su processi di trasparenza: se quel prodotto è utilizzato da quella specifica persona, la cui credibilità come consumatore-esperto non è in discussione, abbiamo la garanzia che quello sia un buon prodotto2. La trasparenza si associa dunque alla fiducia che concediamo a quella persona attraverso il meccanismo dell’identificazione: se piace a lei/lui, piace a me.

Invadendo il campo dei valori, nella sua opera continua di riformare un discorso di verità (Marazzi, 2010)3, il capitalismo contemporaneo riesce a far cambiare di segno (perversione) al principio della trasparenza estraendone da esso un valore d’uso. La trasparenza così è circoscritta e si esaurisce nella funzione di sostenere la verità sulla qualità di un prodotto. In questo senso si assiste ad un uso del linguaggio che esaurisce il senso delle parole in ciò che di esse può connettersi/legarsi al soddisfacimento di un bisogno. Ma il fatto è che i valori, e la trasparenza tra questi, non sono esauribili all’interno di questa logica causale perché il loro significato è plurimo e ambiguo e può riferirsi a cose molto distanti tra loro (nella fisica, nell’economia, nella morale, nella politica, ecc…)4. Soprattutto il significato di trasparenza ha qualcosa di indefinibile proprio perché prevede un elemento di separazione, distinzione (es.: trasparente come il vetro, trasparenza del foglio, persona trasparente, ecc…) che è esattamente il luogo che fa spessore tra un al di qua ed un al di là. Di cosa è fatto questo spessore nella trasparenza di cui il capitale fa uso come elemento di cattura del consumatore? Quale materia filtra la luce affinché noi possiamo vedere la qualità di un oggetto, di una persona, di un comportamento? Oggi questo spessore è la rete, la cui logica è la sorveglianza ed il controllo. Tornando a quanto detto in precedenza sulle nuove professioni (influencer, youtuber, ecc…) del mercato on line, il ruolo che queste figure assumono è esattamente di fungere da filtri che lascino trasparire quanto di loro è singolare e inarrivabile e fissino nell’immagine quanto invece di loro può essere raggiunto attraverso il meccanismo dell’identificazione. La comunicazione di quanto è raggiungibile avviene attraverso i gadgets dei quali essi si fanno portavoce. Nel loro “mostrarsi come sono” gli influencer marketing rappresentano la trasparenza in rete, un filtro: di loro è possibile sapere e vedere tutto….: naturalmente, quello che in rete loro vogliono far sapere e vedere di loro. L’elemento che si intuisce nell’osservare i profili di queste figure è la loro capacità di stare in equilibrio su quella sottile linea che divide l’erotico dal pornografico, che è in psicoanalisi quel confine che separa il principio di piacere dal suo al di là (la pulsione di morte)… SEGUE

1Byung-Chul Han, La società della trasparenza, nottetempo Roma 2014

3Christian Marazzi, Il comunismo del capitale, Ombre Corte Verona 2010

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