Gli aiutatori

Oggi si confligge tra chi aiuta di più.

Tra i politici si fa a gara per ottenere il primato di aiutatore (questa parola è scorretta, ma penso che renda l’idea). Se siedi in Parlamento, in Regione o anche nel consiglio di quartiere e non fai vedere pubblicamente che stai aiutando qualcuno non meriti nemmeno la stima del panettiere sotto casa e di un qualunque altro elettore italico.

L’aiutatore di questi tempi però non deve essere un professionista dell’aiuto: troppo comodo. Il professionista lo fa per un interesse (la paga) e allora non vale: non rientra nella categoria degli eletti. L’aiutatore deve essere volontario.

Se sei un professionista dell’aiuto passi direttamente dalla parte dei cattivi, dove stanno i falsi, quelli che ne approfittano delle disgrazie altrui per fare i soldi. Da professionista se hai delle ambizioni, ma non riesci a smettere di lavorare, ti conviene rimanere dietro le quinte, per dare una mano all’aiutatore. Se poi fai il mestiere di aiutare e non hai ambizioni, dovresti anche un po’ vergognarti di fronte alla purezza e alla gratuità con la quale interviene l’aiutatore. Il suo è il gesto etico, lo slancio spontaneo verso l’altro che non vuole nemmeno un grazie: per lui è qualcosa che viene direttamente dal cuore (immagine: indici e pollici delle due mani che formano il cuore).

L’aiutatore è nel giusto perché il suo è un agire che nasce dal buon senso.

Come il nostro ministro più noto e alla moda, noi tutti dovremmo seguire il buon senso che sa distinguere tra chi aiuta perché è il suo lavoro e quindi con tutta probabilità aiuta per finta, senza la gioia di donare, e chi invece non si fa domande e fa, aiuta e basta, donando felicemente il suo tempo, sacrificando al dovere i piaceri personali, egoistici.

L’aiutatore non ha un colore: egli è candido. La sua trasparenza è talmente trasparente che lui, l’aiutatore, quasi non si vede mentre è intento nel descrivere minuziosamente il suo operato davanti a telecamere, sui social e nascosto nelle mille magliette che abbracciano le campagne più giuste e di buon senso e che per questo hanno giustamente milioni e milioni di followers. La sua dedizione alla missione volontaria di aiutatore gli garantirà un posto, se non in paradiso, almeno nel prossimo consiglio di quartiere.

Pubblicato da Paolo Patuelli

Sociologo Clinico, Counselor ad Orientamento Psicoanalitico

One thought on “Gli aiutatori

  1. Che sia la sovraesposizione a renderci invisibili?
    Penso alla famosa foto (che avrei voluto allegare, ma non me lo fa fare) in cui Salvini è ripreso mentre sta per donare il sangue, con tutta la schiera di fotoreporter intorno

    Piace a 1 persona

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