La società signorile di Ricolfi

Se avete letto come me l’ultimo libro di Luca Ricolfi*, “La società signorile di massa” converrete con il sottoscritto che lascia l’amaro in bocca.

Luca Ricolfi sta al lettore signorile di massa come un grillo parlante sta di fronte a Pinocchio. Dice come stanno le cose, corredando di dati inconfutabili ciò che dice: è un fastidioso nunzio scientifico di verità… nella società signorile di massa.

Dire la verità sulla società è uno sport diffuso nel nostro Paese, dirla come la dice Ricolfi è qualcosa di più di uno sport: è un dovere professionale. E’ quella differenza che c’è tra chi pratica sport saltuariamente perché deve buttare giù qualche chilo e chi fa sul serio perché in gioco c’è il titolo mondiale. In questo sport che si chiama sociologia (qui direi quantitativa fino al midollo), sono in pochi a potersi permettere di gareggiare con le tesi che esprime il Nostro. Non tanto perché non ci siano menti in grado di affrontarlo sul terreno di elaborazione di numeri e statistiche, quanto perché il suo è uno sport nel quale egli stesso detiene anche il ruolo di disegnatore del campo di gioco. E’ un po’ come se un giocatore di tennis decidesse di disegnarsi la sua parte di campo e poi sfidasse tutti (la società dei tennisti di massa) a batterlo. Nessuno ci riuscirebbe: lui è il vincitore assoluto contro la società dei tennisti di massa che hanno scelto di sfidarlo sul suo campo. Vince facile. E nel suo gioco sociologico, convince (in buona parte anche me).

I suoi tre pilastri della società signorile di massa, enunciati nel testo al capitolo 2, sono duri come il marmo di Carrara. Provate a buttarli giù se ci riuscite. Elenchiamoli dal testo:

“Il primo (…) è l’enorme ricchezza, reale e finanziaria, che – nel giro di circa mezzo secolo – è stata accumulata da due ben precise generazioni: la generazione di quelli che hanno “fatto la guerra” e la generazione di quelli che non ne hanno mai vista una. (…)

Il secondo pilastro è la distruzione della scuola, o meglio il pacchetto di conseguenze che l’abbassamento degli standard dell’istruzione ha prodotto: inflazione dei titoli di studio, rallentamento della produttività, riduzione della mobilità sociale, frustrazione collettiva. (…)

Il terzo pilastro, il più recente, è la formazione in Italia di una infrastruttura paraschiavistica (…) intendo in particolare ma non solo, l’occupazione massiccia di posizioni sociali infime, non di rado genuinamente servili, da parte di un nuovo gruppo sociale: gli stranieri provenienti dall’Est europeo, dall’Africa e più in generale dai paesi (molto) meno ricchi del nostro.”

Tre pilastri che saldamente sorreggono il discorso incontrovertibile di Ricolfi sull’esistenza di una società italiana dove la ricchezza accumulata produce mollezza nelle giovani generazioni, oggi imbrigliate in un doppio-doppio legame (qui il nostro autore gioca facile colpendo il povero lettore signorile di massa/Pinocchio con le teorie di Bateson) che descrive così:

“I produttori sono autonomi perché si sostengono con i proventi del loro lavoro ma, di norma, sono in un rapporto di obbligazione con i propri familiari (e con lo Stato, cui consegnano quasi la metà del loro prodotto). (…) patiscono l’obbligo (…) di rendere possibile il consumo signorile. ovvero l’accesso al surplus da parte dei non-produttori.

I non -produttori, a loro volta, hanno il privilegio di consumare senza lavorare, ma in qualche misura dipendono dalla benevolenza dei produttori, cui spetta l’ultima parola sull’uso del reddito da essi generato.”

Insomma non se ne esce:  i produttori (i padri) legati ai figli (non produttivi) da un amore/odio che passa attraverso il dono/rifiuto di elargire loro del denaro, i non-produttori (i figli) legati ai padri (produttori) da un amore/odio che passa attraverso l’accettare/rifiutare di ricevere da loro del denaro.

Aspettiamo dal Professor Ricolfi, pragmatico sociologo signorile di massa, la soluzione dell’intricato e perverso caso italiano dove forse si può dire, ancora per un po’, che: “si stava meglio quando si stava peggio” (ma in che senso?)…

* L. Ricolfi (2019), La società signorile di massa, La nave di Teseo, Milano

Pubblicato da Paolo Patuelli

Sociologo Clinico, Counselor ad Orientamento Psicoanalitico

2 pensieri riguardo “La società signorile di Ricolfi

  1. Dai son cose scontate. Importante è dire che son cose scontate.
    Purtroppo il Marmo di Carrara non è duro, è relativamente intaccabile, anche con l’unghia. Marmo durezza 3 o 4. Unghia 5,5. Diamante 10.
    E in questo senso quelle cose scritte son “dure” come il Marmo. Vale a dire che si possono intaccare coll’unghia.
    Ottimo

    "Mi piace"

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