Il politico dei servizi


La politica per me, come penso per tanti, è uno sport che, se capita di doverlo praticare, è spesso su campi che non ho scelto: è un gioco sempre in trasferta dove quasi sempre si perde. Si perde la partita oltre a tempo ed energie.

Uno dei campi dove mi sono trovato a giocare ogni tanto è stato quello della politica dei servizi (più o meno sociali) per i quali ho lavorato. Sì perché anche nei servizi c’è una politica. Qualcuno vorrebbe tanto evitare che ci fosse di mezzo la politica, investendo tutta la faccenda nella tecnica, nella progettazione e nella programmazione. Magari bastasse: a me ad es. sarebbe bastato praticare quello che ho studiato e imparato facendo la professione sul campo e costruendomi a poco a poco l’esperienza. No. L’esperienza, il sapersela cavare sul campo, molte volte non basta per portare a casa dignitosamente la partita. Devi soddisfare le esigenze del presidente: il politico.

Nei servizi  c’è la politica che parla e suggerisce ai tecnici come deve giocare la squadra (ricordate le incursioni di Berlusconi negli spogliatoi del Milan tra il I° e il II° tempo?). Tu che sei lì sul campo a sudare non la vedi e non la senti la sua voce, ma sai che se il tuo allenatore ti sposta o ti sostituisce non è solo una sua scelta. Dietro di lui c’è un suggeritore: il politico.

Il politico è sempre fisicamente altrove per chi lavora nei servizi: siede (o compare per brevi momenti) a “tavoli” di cui tu, operatore, intuisci l’esistenza, ma non sai bene dove siano e di che legno, spessore, grandezza sono fatti. I tecnici, ogni tanto, capita che ti dicano che loro si sono visti con il politico. I tecnici in quei casi fanno le facce contrite: dovranno cambiare per forza tattica e forse qualcuno dovrà rinunciare a fare di testa sua anche se stava giocando bene. Non è colpa loro, dei tecnici. E’ il politico che vuole così.

A me qualche volta è capitato di essere seduto a tavoli sui quali annusavo esserci stata poco prima una presenza di questo politico. Le parole dei tecnici-allenatori infatti erano, dopo il passaggio di costui, sempre misurate nello spiegarci quale sarebbe stata la tattica di gioco. Raccomandazioni per non scontentare il politico. Che alla fine, nei servizi, ho capito essere quello che ha in mano il tuo contratto. E se vuole non ti fa più giocare.

Io, come lavoratore nei servizi, mi son sempre sentito un giocatore in trasferta e forse per questo non sono mai stato tanto convinto che le indicazioni dell’allenatore ci avrebbero fatto vincere la partita. In trasferta vinci con il colpo di genio o il culo. Il tifo poi, quando sei in trasferta, conta parecchio: sono loro, i tifosi, che hanno sistemato sulla sedia il politico.

Ecco, dovessi dire oggi la condizione dei servizi sociali, direi che giocano in trasferta (ma forse non lo sanno), con un politico che non ascolta per nulla i giocatori, che sceglie allenatori che non lo contraddicano mai e che guarda solo alle tribune dove il tifo è sempre più agitato e facinoroso e bisogna stare attenti a non scontentarlo.

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