Dalla dromomania a Genny “Barabba”


In un testo ora abbastanza difficile da reperire dal titolo: “I viaggiatori folli. Lo strano caso di Albert Dadas”, Ian Hacking, filosofo canadese vicino al pensiero di Foucault, affronta il tema delle sindromi psichiatriche cosiddette transitorie. Transitorie, per capirci meglio, sta per storicamente inquadrate nello spazio e nel tempo. E’ evidente che la scelta del tema da parte dell’autore non è neutra. Con una narrativa molto ricca e una ricerca storica accurata, dove le fonti sono molteplici seppure la costruzione del testo si concentra su un singolo caso clinico, Hacking descrive questa sindrome psichiatrica molto particolare che viene diagnosticata al Sig. Dadas, operaio di Bordeaux, verso la fine degli anni ’80 dell’ottocento. Si tratta della dromomania:

“la tendenza nevrotica / ossessiva a camminare senza una meta precisa. Può anche manifestarsi sotto forma di fughe improvvise. Presente in alcuni soggetti anoressici, epilettici e schizofrenici. Il dromomane, in buona sostanza, vede nel camminare un modo per liberare la propria mente da tutti i pensieri che lo affliggono, egli spesso rinuncia a molte cose per perseguire la sua mania e tende a vivere una vita isolata.”

(fonte: Wikipedia)

Per l’autore di questo libro, la cosa singolare non è tanto la “stranezza” di questa sindrome (come si dice in gergo psichiatrico), ma il fatto che, ad un certo punto preciso della storia umana, qualcuno in ambito medico cominci ad inquadrare questa serie di comportamenti in una  diagnosi psichiatrica. Camminare senza meta precisa è un comportamento, una risposta a qualcosa (la risposta ad uno stimolo, ad un impulso irrefrenabile): per l’ambito “psico” è il sintomo di qualcos’altro. Fossimo nel Medio Evo, inquadreremmo il viandante “senza meta” tra gli eremiti, il cui viaggio era sì verso una direzione, ma la meta (il traguardo) non era un luogo preciso, perché le vie del Signore sono infinite…

Albert Dadas, ritornando al testo a cui faccio riferimento, le mete ce le aveva: erano i nomi delle città, dei luoghi, che nella sua epoca, cioè la fine dell’800, risultavano essere le mete ambite, sognate da coloro che potevano permettersi di fare i primi “turisti”. Essere turisti era qualcosa per pochi e qualcosa che cominciava ad essere tra quei privilegi a cui un po’ tutti avrebbero voluto accedere in quella fine di secolo dove i mezzi di locomozione cominciavano a viaggiare più veloci e ad attraversare lo spazio portando i corpi dei fortunati a vivere sensazioni e visioni nuove ai loro occhi in spazi mai visti prima. Il nostro Dadas vuole anche lui fare quello che fanno i “ricchi”… e lo fa. Poi le conseguenze per chi come lui, operaio da un passato familiare difficile, non può permetterselo, sono: carcere, ricoveri coatti e rimpatri forzati. Senza un soldo, fare il turista comportava (e oggi?) questi rischi e fortuna vuole che un giovane psichiatra (il dott. Tissiè), conosciuto per caso, lo abbia aiutato a cavarsela, giustificando il suo bizzarro vivere con la creazione ad hoc della diagnosi di dromomania. Diventando un caso clinico, famoso in Europa e non solo, il nostro eroe Albert Dadas riuscì a farsi scarcerare più volte con l’ausilio dell’ambasciata francese e, con il supporto della medicina ufficiale che ne certificava il folle comportamento di voler essere turista senza poterselo permettere, a riportarlo a casa sano e salvo alla fine di ogni suo folle viaggio. Non un semplice vagabondo nullafacente (infatti non “scollettava” per sopravvivere, ma se poteva lavorava nelle città che riusciva a raggiungere), ma un vero e proprio malato di dromomania.

Ieri al tg di una tv locale vengo a conoscenza della storia di Gennaro Speria, detto Genny “Barabba” *. Del suo caso se ne sono occupate pochi mesi fa Le Iene** e di lui possiamo sapere  che è un ex detenuto (per reati legati al consumo e allo spaccio di stupefacenti) che da aprile di quest’anno tenta la sua impresa personale: andare a piedi da Milano in visita al Papa ed essere ricevuto in udienza. La particolarità è che lui trascina con sé una croce di legno massiccio da 40 kg per tutto il tragitto. La croce è quella di Barabba, il ladrone crocifisso: quindi non siamo di fronte ad un nuovo aspirante Gesù, ma al suo fianco… Obiettivo di Gennaro Speria, oltre ad una sorta di cammino di espiazione dalle colpe passate con probabile assoluzione da parte della massima autorità ecclesiastica, è la riapertura della sua officina “sociale” (Area 51 a Rozzano, paese del milanese), fallita per la troppa generosità di Gennaro che al suo interno ospitava ed insegnava il lavoro di meccanico a ragazzi di strada allo sbando.

Forse la storia di Genny “Barabba”, viandante low cost, aspirante crowd founder on the road e la storia di Albert Dadas, operaio povero, aspirante turista e dromomane certificato di fine ‘800, hanno qualcosa in comune. Nessuno dei due, quei viaggi folli, se li poteva e può permettere. Cosa che invece tanti, che i soldi in tasca ce li hanno, possono fare senza rischiare di andare in manicomio o in carcere o, come il nostro Genny “Barabba”, dover trascinare una croce di 40 kg da Milano al Vaticano a piedi come piano B nel suo viaggio per dare senso alla sua vita. Considerato che, immagino, non esiste  ad oggi banca che possa fidarsi di lui, ex detenuto e dissipatore convinto (un po’ come Dadas), per concedergli un prestito e riaprire la sua officina un po’ folle.

*https://www.facebook.com/watch/?v=2390706150981611

**https://www.iene.mediaset.it/video/officina-riparazione-auto-persone-area51-rozzano-croce_407485.shtml

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